Sicurezza digitale

Truffe con la voce clonata: come verificare una chiamata sospetta

Una voce familiare può sembrarci una conferma sufficiente. Quando arrivano richieste di soldi o informazioni personali, però, è meglio prendersi il tempo di verificare attraverso un altro contatto.

Una voce familiare può sembrarci una conferma sufficiente. Quando arrivano richieste di soldi o informazioni personali, però, è meglio prendersi il tempo di verificare attraverso un altro contatto.

Nelle ultime settimane mi è capitato più volte di ricevere SMS che si presentavano come notifiche di multe da parte della polizia. Anche un mio amico ha ricevuto lo stesso messaggio.

Pensando a questi episodi, mi sono chiesto quanto conti il momento in cui ci arriva una richiesta del genere. Magari stiamo lavorando, abbiamo qualcosa da finire e la testa è già piena di pensieri. Leggiamo in fretta e rischiamo di rispondere senza fermarci a capire chi ci sta scrivendo e cosa ci sta chiedendo.

Per questo credo sia utile prenderci il tempo di fare qualche domanda, anche quando qualcuno dall’altra parte insiste per avere subito una risposta. Chi sei? Perché mi chiedi queste informazioni? Come posso verificare quello che mi stai dicendo?

Con una chiamata può essere ancora più difficile mantenere questa distanza. E se la voce che sentiamo somigliasse a quella di un amico o di un familiare? È da qui che vorrei partire per parlare delle truffe con la voce clonata attraverso l’intelligenza artificiale e di cosa possiamo fare quando riceviamo una richiesta sospetta.

Il caso Fideuram: messaggi, una voce ricreata e documenti falsi

Un caso che aiuta a capire questo meccanismo riguarda Fideuram, banca del gruppo Intesa Sanpaolo. La vicenda è stata raccontata dalla stampa il 25 settembre 2026, ma risale al febbraio precedente.

Secondo gli atti giudiziari riportati da ANSA, l’allora presidente Paolo Molesini ricevette un messaggio WhatsApp da una persona che si presentava come l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Il messaggio annunciava il successivo contatto di un avvocato per un’operazione riservata.

Seguì una telefonata nella quale, secondo la ricostruzione, sarebbe stata utilizzata una voce ricreata con l’intelligenza artificiale. Arrivarono anche documenti apparentemente autentici e richieste di trasferimento di denaro. Le indagini sono ancora in corso: il caso viene qui raccontato sulla base delle ricostruzioni giornalistiche, senza aver esaminato direttamente gli atti o una perizia tecnica sulla voce.

La cosa su cui vorrei soffermarmi è come questi elementi si rafforzassero a vicenda: il messaggio anticipava la chiamata, la chiamata dava una spiegazione ai documenti e i documenti rendevano più credibile la richiesta. In una situazione del genere, anche fare domande può non bastare: chi ha preparato il raggiro può avere già pronta una risposta convincente.

Per questo ritengo importante concederci la possibilità di interrompere una conversazione e verificare per conto nostro. Se la conferma arriva sempre dalla stessa persona che ci sta facendo la richiesta, quanto ci aiuta davvero a capire se possiamo fidarci?

Come può una voce sembrare quella di una persona che conosciamo?

La clonazione vocale utilizza registrazioni di una persona per generare un parlato che ne imita la voce. La Federal Trade Commission, l’autorità statunitense per la tutela dei consumatori, avverte che un breve campione audio, anche recuperato da contenuti pubblicati online, può essere utilizzato per questo tipo di frode.

Nella sua guida sulle false emergenze familiari, la FTC descrive chiamate in cui qualcuno si finge un parente in difficoltà e chiede denaro, facendo leva sulla paura e sull’urgenza. A volte viene chiesto anche di non parlarne con nessuno, ostacolando così la possibilità di verificare.

Questo non significa che ogni chiamata sospetta utilizzi l’AI. Significa però che riconoscere una voce non è una verifica sufficiente dell’identità di chi ci parla.

Cosa fare, concretamente, quando una richiesta ci mette pressione

1. Prendiamoci il tempo di capire prima di confermare

Se arrivano domande una dopo l’altra, possiamo rallentare la conversazione:

«Aspetti un momento: che cosa mi sta chiedendo di fare, esattamente?»

«Per quale motivo le servono queste informazioni?»

Il punto non è evitare la parola “sì” come se fosse, da sola, un’autorizzazione a qualsiasi cosa. È evitare di confermare richieste che non abbiamo capito o di fornire informazioni soltanto perché l’interlocutore insiste.

Finché non abbiamo verificato, non comunichiamo password, PIN o codici di conferma e non autorizziamo pagamenti richiesti durante quel contatto.

2. Interrompiamo la chiamata e scegliamo noi come ricontattare la persona

Possiamo dire semplicemente: «Prima verifico, poi richiamo».

Se sembra essere un familiare, chiudiamo e chiamiamolo al numero che abbiamo già in rubrica. Se non risponde, possiamo contattare un’altra persona fidata che possa aiutarci a verificare la situazione. È il comportamento raccomandato anche dalla FTC.

Se chi chiama sostiene di rappresentare una banca, un’azienda o un ente, cerchiamo il contatto nell’app ufficiale, nei documenti che già possediamo o nel sito ufficiale raggiunto autonomamente. Evitiamo di usare il recapito che ci ha appena fornito l’interlocutore.

Anche il numero visualizzato sul telefono può essere falsificato, come ricorda la FTC nella guida alle chiamate automatiche fraudolente. Non consideriamolo una garanzia.

3. Con gli SMS, verifichiamo senza passare dal link ricevuto

Il principio è lo stesso per un messaggio su una presunta multa, un pagamento o un problema con un account: fermiamoci prima di aprire il link o inserire dati.

Possiamo controllare la richiesta attraverso il sito o l’app ufficiale del servizio, oppure contattare l’ente usando un recapito trovato separatamente. Rispondere allo stesso messaggio chiedendo se sia autentico non ci dà una verifica indipendente.

4. Se abbiamo già inviato soldi o informazioni, agiamo subito

Se abbiamo effettuato un pagamento, contattiamo immediatamente la banca o il servizio utilizzato, descrivendo l’accaduto e chiedendo quali interventi siano ancora possibili. La rapidità conta, ma il recupero del denaro non è garantito.

Se abbiamo condiviso credenziali, cambiamole attraverso il servizio ufficiale. Conserviamo messaggi, numeri, ricevute e gli altri elementi disponibili per la segnalazione e la denuncia alle autorità.

Non aspettiamo per imbarazzo: chiedere aiuto è una parte della risposta al problema.

Fare domande e concedersi una pausa

Le truffe esistevano prima dell’intelligenza artificiale. Oggi la possibilità di imitare una voce aggiunge un elemento a cui prestare attenzione, soprattutto quando si accompagna a una storia credibile e a una richiesta urgente.

Personalmente, il consiglio che vorrei lasciare è quello di concederci una pausa. Possiamo interrompere una chiamata, lasciare un messaggio senza risposta e prenderci il tempo necessario per controllare. Non dobbiamo sentirci obbligati a decidere nel momento scelto da chi ci contatta.

Questo non rende responsabile chi viene ingannato: la colpa resta di chi organizza la truffa. Verificare attraverso un altro contatto è una precauzione concreta che possiamo adottare, anche quando la voce ci sembra familiare.

Fonti e approfondimenti

Le guide FTC provengono da un’autorità statunitense e sono utilizzate per descrivere i meccanismi delle truffe e le precauzioni pratiche, non come riferimento alla normativa italiana.