«E se l’intelligenza artificiale finisse per fare il mio lavoro?» È una domanda comprensibile. Oggi molti strumenti scrivono testi, analizzano dati, producono immagini e rispondono a richieste che fino a poco tempo fa affidavamo soltanto alle persone.
Liquidare questa paura dicendo che «l’AI è solo uno strumento» sarebbe troppo facile. Anche uno strumento può cambiare il modo in cui un’azienda organizza il lavoro, assume e decide di quali competenze ha bisogno. Allo stesso tempo, vedere un’attività svolta dall’AI non significa aver visto scomparire un’intera professione. Per capire che cosa può accadere, dobbiamo partire da questa differenza.
Un’attività non è un lavoro intero
Prendiamo un esempio ipotetico: una persona che lavora in un ufficio e prepara report per i colleghi. L’AI potrebbe aiutarla a riassumere documenti o a creare una prima bozza. Ma il suo lavoro comprende anche scegliere quali informazioni contano, riconoscere un dato anomalo, capire il contesto e rispondere delle conclusioni condivise.
Alcune attività possono quindi diventare più rapide o essere automatizzate. Il risultato per chi lavora dipende però da come l’organizzazione usa quel tempo: per migliorare il servizio, formare le persone e affidare loro compiti diversi, oppure per ridurre personale e opportunità. La tecnologia apre possibilità; le scelte su come impiegarla restano umane.
Secondo una stima dell’Organizzazione internazionale del lavoro del 2025, circa un lavoratore su quattro nel mondo svolge una professione esposta, in qualche misura, all’AI generativa. Esposizione non significa che un lavoratore su quattro perderà il posto: indica che una parte delle attività della sua professione potrebbe cambiare.
La paura è fondata? I dati chiedono prudenza
Una rassegna dell’Organizzazione internazionale del lavoro pubblicata nel giugno 2026 osserva che, nelle evidenze esaminate finora, la perdita di posti di lavoro su larga scala attribuibile all’AI generativa resta limitata. Segnala però effetti diseguali e rischi che meritano attenzione, tra cui il possibile restringimento delle opportunità per chi entra nel mondo del lavoro.
Questo non permette di concludere che «non succederà nulla». Le aziende adottano gli strumenti a velocità diverse e gli effetti sull’occupazione richiedono tempo per emergere. Non sarebbe corretto neppure annunciare che l’AI sostituirà inevitabilmente tutti: una previsione del genere confonderebbe ciò che un sistema può fare con le decisioni economiche e organizzative che saranno prese.
La domanda utile, allora, non è soltanto «quali professioni spariranno?». È anche: quali attività cambieranno, chi ne trarrà beneficio e chi potrà partecipare alle decisioni?
La California indica una strada
Il 30 settembre 2026 la California ha approvato la legge SB 947, che entrerà in vigore il 1° luglio 2027. Affronta un problema molto concreto: l’uso di sistemi automatizzati nelle decisioni su sanzioni disciplinari e licenziamenti.
Il datore di lavoro non potrà basarsi soltanto su un algoritmo per prendere queste decisioni. Se si affida principalmente a un sistema automatico, una persona dovrà verificare l’esito alla luce di informazioni pertinenti. Inoltre il lavoratore dovrà essere informato per iscritto che è stato usato uno strumento di questo tipo.
Questa norma non impedisce all’AI di trasformare o ridurre alcuni lavori. Non si applica automaticamente in Italia, e la presenza di un controllo umano non basta, da sola, a garantire una decisione giusta. Ma ci ricorda una cosa essenziale: l’automazione non è un destino. Possiamo scegliere quali compiti affidare alle macchine e dove pretendere che sia una persona a controllare, a spiegare e ad assumersi la responsabilità di ciò che decide.
Che cosa possiamo fare, concretamente?
Non possiamo controllare da soli il futuro del mercato del lavoro. Possiamo però evitare sia la rassegnazione sia l’idea che basti imparare un nuovo strumento per essere al sicuro.
Se lavori, prova a distinguere le attività della tua giornata: quali sono ripetitive? Quali richiedono conoscenza del contesto, confronto con altre persone o una decisione di cui qualcuno deve rispondere? È un modo più concreto per capire dove l’AI potrebbe aiutarti e dove serve particolare attenzione.
Puoi poi sperimentare su un compito a basso rischio, per esempio chiedendo una prima struttura per un testo o un elenco di domande da approfondire. Controlla il risultato prima di usarlo e non inserire dati riservati senza sapere quali strumenti e regole consente la tua organizzazione. L’obiettivo è capire che cosa lo strumento sa fare nel tuo lavoro, non delegargli automaticamente il giudizio.
Se lavori in un’organizzazione che introduce l’AI, vale la pena porre domande altrettanto pratiche: quali attività cambieranno? Chi verifica gli errori? Quali decisioni restano alle persone? È prevista formazione per chi dovrà usare i nuovi strumenti? Una ricerca dell’OCSE ricorda che, per molti lavoratori esposti all’AI, il cambiamento non richiederà di diventare specialisti di programmazione: cambieranno piuttosto le attività e le competenze necessarie per svolgerle.
Il punto da cui partire
Tempo fa, in un mio post Instagram, mi chiedevo se stessimo usando l’AI per rafforzare la nostra intelligenza oppure per smettere di esercitarla. È una domanda che oggi riguarda anche il lavoro, ma non basta rispondere con un incoraggiamento individuale: servono scelte delle aziende, formazione e regole adeguate.
L’AI può affiancarci in alcune attività e può anche essere usata per ridurre posti o per prendere decisioni che incidono sulle persone. Nessuno può promettere che ogni lavoro resterà identico. Possiamo però chiedere che i cambiamenti siano spiegati, discussi e governati, invece di trattarli come conseguenze inevitabili della tecnologia.
La prossima volta che senti dire «l’AI farà questo lavoro», prova a chiedere: quale parte del lavoro, con quali risultati verificati, e chi decide che cosa farne? È da lì che una paura generica può diventare una discussione utile.
Fonti e approfondimenti
- Organizzazione internazionale del lavoro, Generative AI and jobs: A 2025 update: stima dell’esposizione delle professioni all’AI generativa.
- Organizzazione internazionale del lavoro, rassegna delle evidenze empiriche, giugno 2026: effetti osservati su lavoro, produttività e organizzazione.
- Testo ufficiale della legge californiana SB 947: obblighi, limiti e data di applicazione.
- OCSE, Artificial intelligence and the changing demand for skills in the labour market: cambiamento delle attività e delle competenze richieste.