IN BREVE
Il divieto di accesso ai social per i minori di 16 anni è già entrato in vigore in Australia. Nell’Unione europea, invece, non esiste ancora un divieto generale: il Parlamento europeo ha proposto una soglia comune di 16 anni, consentendo l’accesso tra 13 e 16 anni con l’autorizzazione dei genitori. In Italia, quindi, non è corretto affermare che oggi tutti gli under 16 siano esclusi dai social.
Cosa è successo
Dal 10 dicembre 2025, in Australia le piattaforme interessate devono adottare misure ragionevoli per impedire ai minori di 16 anni di creare o mantenere un account. La regola riguarda servizi come Instagram, Facebook, TikTok, Snapchat, Threads, X, YouTube e Reddit. Restano escluse alcune piattaforme dedicate principalmente alla messaggistica, all’istruzione, alla salute o allo sviluppo professionale.
La responsabilità ricade sulle piattaforme, non sui ragazzi o sulle famiglie: sono le aziende a dover dimostrare di avere adottato sistemi adeguati per rispettare il limite.
In Europa la situazione è diversa. Il 26 novembre 2025 il Parlamento europeo ha approvato una relazione non legislativa che propone un’età digitale minima armonizzata di 16 anni per social network, piattaforme video e assistenti basati sull’intelligenza artificiale. Tra i 13 e i 16 anni l’accesso sarebbe possibile con il consenso dei genitori.
Questa proposta, però, non costituisce ancora un divieto direttamente applicabile negli Stati membri.
In Italia il Garante per la protezione dei dati personali indica attualmente 14 anni come età dalla quale un minore può prestare autonomamente il consenso al trattamento dei dati nell’offerta diretta di servizi digitali. Non si tratta, però, di un’autorizzazione automatica per qualsiasi piattaforma né di un divieto generale per tutti gli under 14: devono essere considerate anche le condizioni d’uso del servizio e le altre norme applicabili.
Perché ci interessa
La discussione nasce da problemi concreti: cyberbullismo, contenuti violenti o sessualmente espliciti, contatti indesiderati, raccolta dei dati personali e sistemi progettati per mantenere gli utenti collegati il più a lungo possibile.
Secondo lo studio HBSC diffuso dall’Organizzazione mondiale della sanità, la percentuale di adolescenti che manifesta un utilizzo problematico dei social è passata dal 7% nel 2018 all’11% nel 2022. Lo stesso studio ricorda, tuttavia, che un utilizzo equilibrato può offrire anche sostegno sociale, possibilità di espressione e contatti con persone che condividono interessi simili.
Per questo la domanda non può essere soltanto: “vietare oppure lasciare tutto com’è?”. Bisogna capire anche:
- come verificare l’età senza raccogliere più dati del necessario;
- quali responsabilità devono assumersi le piattaforme;
- quali funzioni dovrebbero essere disabilitate per i minori;
- come accompagnare ragazzi e genitori verso un utilizzo consapevole.
La Commissione europea ha già pubblicato linee guida che raccomandano, tra le altre misure, profili privati per impostazione predefinita, maggiore controllo sui contenuti consigliati e limitazioni a funzioni come riproduzione automatica, notifiche insistenti e meccanismi progettati per aumentare continuamente il coinvolgimento.
Cosa cambia concretamente
Al momento, per una famiglia italiana non è entrato in vigore un nuovo divieto generale dei social sotto i 16 anni. Le iniziative europee indicano però una direzione precisa: le piattaforme potrebbero essere chiamate a verificare meglio l’età e a offrire ambienti realmente progettati per proteggere i minori.
L’Unione europea sta sviluppando anche una soluzione che permette di dimostrare il superamento di una determinata soglia di età senza comunicare al servizio nome, data di nascita o altri dati identificativi. L’Italia partecipa alla sperimentazione insieme ad altri Stati membri.
Nel frattempo, genitori e ragazzi possono già adottare alcune precauzioni:
- verificare l’età minima prevista dalla piattaforma;
- impostare il profilo come privato;
- controllare chi può inviare messaggi o aggiungere l’utente ai gruppi;
- disattivare notifiche e riproduzione automatica quando favoriscono un utilizzo eccessivo;
- parlare apertamente di contenuti sgradevoli, cyberbullismo e contatti sospetti;
- evitare di pubblicare scuola, posizione, abitudini e altre informazioni personali.
Un limite di età può essere uno strumento di protezione, ma da solo non risolve il problema. Servono piattaforme più responsabili, verifiche rispettose della privacy, educazione digitale e un dialogo costante tra ragazzi e adulti.
La vera sfida non è semplicemente tenere i minori lontani dalla tecnologia: è costruire servizi nei quali possano utilizzarla senza essere lasciati soli davanti ai suoi rischi.
Fonti e approfondimenti
- Parlamento europeo – Children should be at least 16 to access social media, 26 novembre 2025
- Commissione europea – Linee guida sulla protezione dei minori, 14 luglio 2025
- Commissione europea – Sistema europeo di verifica dell’età, aggiornato il 29 aprile 2026
- Governo australiano – Minimum age for social media access, 11 dicembre 2025
- Garante Privacy – Minori e maggiore età digitale in Italia
- OMS Europa – Teens, screens and mental health, 25 settembre 2024