Sembrano occhiali comuni, ma possono scattare foto, registrare video e usare un assistente AI. Come ci comportiamo quando la tecnologia che indossiamo entra anche nella privacy degli altri?
Immagina di parlare con una persona in un negozio. Solo dopo qualche minuto noti una piccola fotocamera nella montatura dei suoi occhiali. Sta registrando? Guardare gli occhiali, da solo, potrebbe non bastare per capirlo.
È una domanda che vale la pena farsi senza pensare subito al peggio. Questi dispositivi possono avere usi utili, anche professionali. Ma più diventano semplici da usare e simili a oggetti quotidiani, più rischiamo di dimenticare un dettaglio: chi ci sta davanti potrebbe non sapere se viene ripreso.
In breve
- Guardando un paio di occhiali non puoi stabilire con certezza cosa stiano facendo. Se hai un dubbio, puoi chiedere.
- La spia luminosa non risolve da sola il problema della privacy. Segnalare una funzione non equivale a spiegare alle persone come saranno usate le immagini.
- Riprendere e pubblicare sono azioni diverse. Prima di condividere immagini in cui altre persone sono riconoscibili, bisogna valutare contesto e regole applicabili.
Una notizia che apre una domanda più grande
Il 2 ottobre 2026 Hans Anders, una catena di ottica olandese, ha sospeso la vendita degli occhiali Ray-Ban Meta nei Paesi Bassi e in Belgio per le preoccupazioni sulla privacy. Si tratta della scelta di un rivenditore, non di un divieto europeo degli occhiali con fotocamera. Secondo Reuters, nelle stesse settimane un’associazione olandese dei consumatori ha annunciato che porterà Meta in tribunale se gli occhiali non verranno adeguati alla normativa sulla privacy, e nel Regno Unito una catena di pub ha limitato l’uso di questi occhiali per il timore di riprese nascoste.
Il 22 settembre 2026 l’autorità olandese per la protezione dei dati (Autoriteit Persoonsgegevens) aveva già richiamato l’attenzione sulle persone che possono finire nelle riprese senza rendersene conto. Come riportato da Reuters, ha avvertito che i video con persone identificabili non possono, in linea generale, essere condivisi o pubblicati senza il loro consenso, che in un luogo pubblico sarebbe difficile da ottenere. Ha inoltre indicato che la piccola spia presente sugli occhiali, da sola, non basta a informare le persone su come saranno trattati i loro dati.
La vicenda è nata nei Paesi Bassi, ma il tema non si ferma lì. Un telefono in mano ci fa spesso capire che qualcuno sta per scattare una foto. Una fotocamera dentro una montatura può rendere quel gesto molto meno evidente.
«Ma allora posso capire se mi stanno riprendendo?»
I produttori prevedono segnali visibili. Meta, per esempio, dichiara che sui propri occhiali con fotocamera lampeggia una luce frontale quando si scatta una foto o si registra un video, che la luce non si può disattivare e che la fotocamera viene bloccata se la si copre o la si manomette.
È un’informazione utile, ma una lucina non è un metodo infallibile per sapere cosa sta facendo un dispositivo. Esistono modelli e funzioni diversi, e TTA non ha provato questi occhiali. Se la situazione ti riguarda direttamente, la cosa più semplice è chiedere: «Stai registrando? Preferirei non comparire».
C’è anche la parte legata all’intelligenza artificiale. Alcuni occhiali permettono di fare domande su ciò che si ha davanti: per rispondere a una richiesta del genere, l’assistente può usare informazioni raccolte dalla fotocamera e dai microfoni. Questo non significa che ogni paio di occhiali stia registrando o analizzando continuamente ciò che lo circonda. Significa che, oltre a chiederci dove finisca un video, dovremmo capire quali funzioni sono attive e quali informazioni utilizzano.
E in Italia? La privacy non comincia con questi occhiali
Il tema non è nuovo neppure per il Garante Privacy italiano. Nel settembre 2021, prima della commercializzazione in Italia dei Ray-Ban Stories, l’Autorità chiese all’autorità irlandese di sollecitare Facebook a rispondere ad alcune domande: su quale base giuridica fossero trattati i dati personali, su quali misure tutelassero le persone riprese occasionalmente (in particolare i minori), su eventuali sistemi di anonimizzazione e sulle caratteristiche dell’assistente vocale. Era una richiesta di informazioni, non un divieto del prodotto.
Il GDPR vale in tutta l’Unione europea, ma l’interpretazione di un’autorità nazionale non si trasferisce automaticamente a ogni situazione di un altro Paese: per questo le indicazioni olandesi vanno lette come un segnale, non come una regola da applicare tale e quale in Italia.
Esiste poi una norma italiana che riguarda l’uso del ritratto di una persona. L’articolo 96 della legge sul diritto d’autore prevede, in generale, il consenso per esporlo o riprodurlo; l’articolo 97 indica alcune eccezioni, legate per esempio a fatti di interesse pubblico o avvenuti in pubblico. Questo non vuol dire che basti trovarsi per strada per poter pubblicare qualsiasi volto. E non vuol dire neppure che ogni immagine richieda sempre lo stesso adempimento: scopo, contesto e modalità di diffusione contano.
Per chi legge, la distinzione più utile è questa: riprendere, conservare e pubblicare non sono la stessa azione. Prima di caricare un video online, occorre chiedersi se le persone sono riconoscibili, se la loro presenza è necessaria al racconto e se abbiamo titolo per diffondere quelle immagini.
Se indossi gli occhiali: tre domande prima di registrare
Usare questi dispositivi per creare contenuti o lavorare è comprensibile. Proprio perché riprendere diventa facile, però, conviene fermarsi un momento prima di premere un pulsante o dare un comando vocale.
- Le persone sanno che sto per riprenderle? Quando è possibile, avvisale e ascolta chi preferisce restare fuori dall’inquadratura.
- Mi serve davvero mostrare volto, voce o dettagli personali? Se non aggiungono nulla a ciò che vuoi raccontare, puoi evitarli o rendere le persone non riconoscibili.
- Che cosa farò del materiale? Tenerlo per sé, condividerlo con pochi contatti e pubblicarlo su un social hanno conseguenze diverse. Se usi gli occhiali per lavoro, verifica prima anche le regole del luogo e dell’attività.
Non è una lista che sostituisce una valutazione legale nei casi complessi. È un modo per non lasciare che sia la comodità del dispositivo a decidere al posto nostro.
Se qualcuno li indossa davanti a te: cosa puoi fare
Chiedi chiaramente. Se hai un dubbio, puoi dire: «Stai registrando? Non vorrei essere ripreso». Non devi conoscere il modello degli occhiali o interpretare una spia per esprimere questa preferenza.
Se trovi online un’immagine in cui sei riconoscibile, chiedi spiegazioni e la rimozione. Puoi rivolgerti a chi l’ha pubblicata e usare gli strumenti di segnalazione della piattaforma. Conserva il link e gli elementi utili a descrivere il contenuto.
Se il problema non si risolve, consulta i canali del Garante Privacy. Il Garante spiega come esercitare i propri diritti nei confronti di chi tratta i dati e quando presentare un reclamo o una segnalazione. La strada adatta dipende dal caso concreto.
L’attenzione è una scelta quotidiana
Non credo che la risposta sia rinunciare agli strumenti nuovi. Mi sembra più utile chiederci che uso ne facciamo mentre entrano nelle nostre abitudini.
Un paio di occhiali può rendere una ripresa immediata. Fermarsi, avvisare e pensare a dove finiranno le immagini richiede qualche secondo in più. È un piccolo gesto, ma ricorda che davanti alla fotocamera non ci sono soltanto «contenuti»: ci sono persone che potrebbero non aver scelto di farne parte.
Tu che attenzione vorresti da chi indossa occhiali con fotocamera vicino a te?
Fonti e approfondimenti
Fonti consultate l’8 ottobre 2026. Articolo aggiornato all’8 ottobre 2026. La scena iniziale è un esempio illustrativo, non un’esperienza vissuta dall’autore. TTA non ha provato gli occhiali citati.
- Reuters, tramite MarketScreener: sospensione delle vendite da parte di Hans Anders, 2 ottobre 2026
- Autoriteit Persoonsgegevens: avviso sugli occhiali con fotocamera, 22 settembre 2026
- Autoriteit Persoonsgegevens: spiegazione delle regole olandesi
- Garante Privacy: «Smart glasses: Garante Privacy chiede informazioni a Facebook», 10 settembre 2021
- Legge 22 aprile 1941, n. 633: articolo 96, testo del Dipartimento delle Finanze
- Legge 22 aprile 1941, n. 633: articolo 97 su Normattiva
- Meta: caratteristiche dichiarate e uso responsabile degli occhiali AI
- Meta: funzionamento delle richieste AI che usano la fotocamera
- Garante Privacy: come esercitare i propri diritti e presentare reclami o segnalazioni